I limiti dello sviluppo turistico italiano

L’attuale momento di crisi che investe l’Italia (in particolare) all’interno di un quadro di difficoltà del mondo occidentale, richiede da parte del Sistema Paese una capacità di innescare un rilevante flusso di investimenti, possibilmente attraendoli dalle zone più liquide del pianeta.
 

È opinione diffusa che, in questo quadro, il settore turistico potrebbe avere un ruolo decisivo nel far uscire l’Italia dallo stallo in cui si trova, visto che “il Bel Paese” ha tutte le caratteristiche per tornare ad essere una destinazione di primaria importanza a livello mondiale, così come è stata a lungo in passato.

Lo sviluppo del settore turistico ha come pre-condizione la creazione di un ambiente ricettivo favorevole, fatto di infrastrutture, di ambiente, e di destinazioni in grado di accogliere gli imponenti flussi turistici che hanno e avranno ulteriore origine dai paesi a rapido sviluppo.

Se è condivisa la necessità di nuove infrastrutture di trasporto (autostrade, treni, aerei), sulle quali anche alcuni gruppi privati hanno avviato una specifica azione di investimento, riteniamo che finora non si sia fatta abbastanza chiarezza sulle conseguenze di tipo urbanistico ed architettonico dei nuovi modelli di turismo legati ai flussi importanti che si potrebbero intercettare, anche a breve, a livello mondiale.

La domanda che le amministrazioni pubbliche debbono porsi è: quali sono le azioni più urgenti per preparare e favorire questa evoluzione positiva del turismo italiano?

Le Regioni e le Amministrazioni comunali hanno una responsabilità importante nell’offrire le condizioni dello sviluppo, nel bloccarlo o nel favorirlo.

I progettisti, gli architetti, gli ingegneri, assieme ai propri committenti, hanno la necessità di riflettere sui modelli anche tecnici e costruttivi che danno origine a nuove porzioni di città, alla loro riqualificazione ed al loro recupero.

Gli investitori, le banche, i fondi di investimento, devono esplicitare le condizioni dello sviluppo, i limiti e le barriere che trovano oggi nel loro intervento.

Passato il momento del denaro facile, è necessario tornare alla realtà delle cose possibili, mettendo al centro i nuovi valori del nuovo millennio tra i quali quelli della sostenibilità economica ed ambientale, quindi sociale e civile, di qualunque attività di investimento.

L’obiettivo è quello di dare indicazioni ai tecnici ed ai politici sulle condizioni minime indispensabili per avviare una importante fase di recupero delle aree urbane a destinazione turistica, che potrebbero essere oggetto di trasformazione urbanistica, attrarre investimenti, costutuire il fondamento di un nuovo sviluppo economico e occupazionale.

Inoltre, si devono individuare soluzioni immediatamente praticabili per un’attività edilizia rispettosa dell’ambiente e del mantenimento nel tempo del valore dell’investimento immobiliare. Su tutto questo, a parte qualche timida riflessione di intelettuali isolati, c’è ancora il silenzio condizionato da una cultura urbanistica apparentemente rigida, che invece si è piegata ad una pratica che affonda le proprie radici nel “rito ambrosiano” della contrattazione sulle singole opere, senza inserirle in un quadro d’assieme che definisca una strategia di razionalità, e in una forma “urbana” che tenga conto dei nuovi standard del turismo internazionale.

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