Lamentarsi dell’abbandono del turismo non basta.

In un recente articolo su Repubblica Cesare De Seta, professore di storia dell’architettura si occupa di turismo, con un articolo dal significativo titolo “Turismo abbandonato“. (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/11/il-turismo-abbandonato.html)

Citando recenti dati di Federalberghi-Apra che segnalano un incremento di presenze nelle città d’arte, De Seta scrive:

” L’incremento è dovuto prevalentemente agli americani che sono ritornati alla grande nel nostro Paese, seguiti da Russia, Cina, Brasile e India. Il turismo a quattro o cinque stelle proviene non dall’ Europa ma dal resto del mondo: il presidente della Fondazione Altagamma Antonio Cacace, in un’ intervista al Sole 24 ore,  (http://www.confindustriaalberghi.it/Prj/Hom.asp?gsAppLanCur=IT&gsPagTyp=21&gsMnuNav=01M:100,01L:1,01C:1,02M:0,02L:0,02C:1,&fInfCod=5145) nota anche che a differenza di Francia, Spagna e Grecia che ci hanno sorpassato, in Italia è mancato un “indirizzo unitario”, ovvero una politica per il turismo. Nei Paesi che s’ indicano con l’ acronimo Bric è in notevole crescita una popolazione che sa apprezzare le bellezze del nostro Paese e in particolare quell’ assieme di beni culturali che si concentrano nelle città privilegiate. D’ altronde è largamente noto che in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti ma anche nei Paesi della Ue, è in forte crescita quella fetta di popolazione che possiamo dire mediamente colta: capace cioè di apprezzare patrimonio storico-artistico e archeologico. “

Siamo ovviamente d’accordo che il turismo è una delle industrie più interessanti per il nostro paese, e che c’è bisogno di una azione di promozione, ma – come abbiamo scritto recentemente nel post che precede questo  – oltre a lamentarsi del turismo abbandonato, è necessaria una politica di ripensamento e sviluppo dell’urbanistica e dell’architettura delle località turistiche che rilanci mete splendide, la cui organizzazione urbana, basata su scelte di 40 o 50 anni fa, non è rispondente alle esigenze di produttività dell’industria turistica, gli standard consolidati internazionalemente, alle aspettitive del cliente.

Questo è secondo noi il tema centrale. Dopo che lo sviluppo alberghiero degli ultimi dieci anni è stato in mano a immobiliaristi che di hospitality capivano pochino, oggi si deve tornare al core business dell’ospitalità.

Turismo ed Urbanistica sono materie regionali, per cui affrontare il tema dello sviluppo delle aree turistiche del paese potrebbe essere più facile, senza alcun conflitto od ingorgo istituzionale. Inoltre la forte crisi finanziaria ed economica ha un effetto positivo sul tema che stiamo sollevando, in quanto i valori fondiari negli utlimi tempi si sono ridimensionati ed è quindi possibile che un investitore con forti capacità finanziarie riesca più facilmente ad accorpare più unità immobiliari al fine di un progetto urbanistico/architettonico unitario.

In tutte le regioni, ma soprattutto in quelle che rappresentano le destinazioni preferite dei flussi turistici nazionali ed internazionali (Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Puglia, e Sicilia) i  due assessorati dovrebbero quindi parlarsi, mettendo in campo i migliori studiosi di turismo ed urbanistica, possibilmente coordinati da chi ha dimestichezza con l’uno e l’altro dei temi: professionalità che è assai rara in Italia.

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