Luca Scacchetti

Architetto Scacchetti, che tipo di progettista è lei?
“Spesso mi definiscono un progettista e designer “istituzionale”, intendendo con ciò, credo, quell’attenzione nei progetti a trovare un equilibrio tra innovazione e forme consolidate. Mi spiego meglio: io percorro una strada che è una sorta di via di mezzo tra avanguardia, tradizione e classicità; mi misuro con la tradizione nel suo complesso, quella antica e quella del moderno e con il contemporaneo e su tutto ciò lavoro, senza grandi balzi ed incertezze sperimentali. Inoltre sono convinto che il mondo degli alberghi non abbia la velocità di consumo della moda, e che le scelte vadano quindi elaborate considerando anche il concetto di durevolezza nel tempo”.

Ma l’immagine di un hotel deve rinnovarsi nel tempo?
“Abbastanza poco, secondo me. Il tempo non consuma, fa acquisire fascino. Io stesso, quando viaggio, prediligo alberghi che il tempo ha caricato di memoria, storia, narrazioni. Ovviamente stiamo parlando di alberghi che si integrano in un contesto, e che non rispondono semplicemente ai mal di pancia del progettista, ma che hanno mediato la personalità dal progettista con il luogo: quel tipo di alberghi che durano nel tempo, penso al Pera Palace di Istanbul, al Jin Jiang di Shanghai o all’Imperial di Nuova Dehli: alberghi che sono la città ormai, la loro mimesi”.

Arch. Scacchetti mi dica, l’innovazione come si concilia con questo tipo di approccio?
“L’innovazione è sicuramente un concetto interessante, ma pone problemi non facili da affrontare. Trovo sbagliato sbandierare l’innovazione come pretesa culturale astorica, senza che alle spalle ci siano ragioni culturali, comportamentali, storiche appunto, l’innovazione si determina non per capriccio, ma per necessità reali di certi momenti storici (ad esempio ora la questione energetica ed ecologica)”.

Più nel concreto?
“Ragioniamo ad esempio sulle camere. Ma perché non fare camere che guardano fuori anziché restare incollato al tradizionale asse letto-televisore? Ecco, questa è una questione basilare, perché coglie un andamento culturale che si sta costituendo nel mondo per cui certi riferimenti consuetudinari e a ben pensare ancora riferiti ad un mondo in via di sviluppo (chi guarda più la televisione?) vengono a cadere a vantaggio del recupero della veduta, dello star bene, del benessere inteso in senso umanistico. Ecco, questa è un’innovazione che può avere un senso, perché segue un movimento culturale che soprattutto adesso, in questo momento di difficoltà economica, si avverte molto bene. Altro discorso è fare innovazione a tutti i costi, o ancor peggio lasciarsi andare alle stramberie pur di essere innovatori. Questo a me non interessa”

Il suo è quindi un approccio umanistico?
“Direi di sì”.

Lei è d’accordo nel definire, come alcuni sociologi hanno fatto, questo periodo come un’età di Terzo Rinascimento?
“Io la definisco come un’età di tardo manierismo. Come in tutti i tardi manierismi vi sono opere straordinarie, ma sono tutte involutive, cioè si rimasticano continuamente da sole. E in questa rielaborazione, come è sempre accaduto nella storia, qualcosa di nuovo emerge”.

Quindi secondo lei Arch. Scacchetti, non c’è nulla da inventare?
“In questo momento non mi pare. Parlo ovviamente per l’architettura. Poi nel campo della scienza stanno succedendo cose straordinarie che influenzeranno, prima o poi, anche l’architettura”.

Il suo rapporto con il target? Lei lo determina con i suoi progetti?
“Si cerca sempre di realizzare strutture ricettive che siano un po’ una visione “altra” del luogo in cui sorgono. Ciò finisce per condizionare anche il target, perché si inquadra un percorso non solo consumistico, ma atto a riscoprire il senso stesso del viaggio nei suoi aspetti culturali e di vita”.

Dunque il successo dell’hotel è determinato da queste dinamiche?
“Il successo, per me, è anche determinato da queste dinamiche. Il successo commerciale dipende da molte cose, ma non trascurerei questo “ricreare un luogo””.

Quali sono i commenti che apprezza di più?
“Mi piace che chi entra in un mio albergo continui a capire in che luogo del mondo si trova. Il rapporto con il territorio non deve mai essere perso di vista. Che è come dire non fare dell’architettura un fatto solo personale, ma fare un architettura che sia prima di tutto giusta per lì, per quel luogo”.

Arch. Scacchetti, c’è un progetto che ricorda con particolare orgoglio?
“Non direi: anzi, il progetto che amo di più è sempre l’ultimo. Anche perché la mia ricerca non è affatto finita”.

E se la location non è felice?
“Anche una camera d’albergo che guarda una squallida periferia può essere affascinante, se il rapporto con l’esterno è risolto attraverso meccanismi intelligenti. Penso ad esempio a una strombatura nella finestra, per cui si genera una sorta di distacco non partecipativo, come in un teatrino che si guarda dall’interno senza sentirsene coinvolti. Pensate alle motivazioni e affascinanti descrizioni di Simenon della periferia francese, è la bellezza del racconto che rende anche quello squallore magico ”

Che rapporto ha il suo modo di lavorare con il lusso, l’arte, l’exhibit e la moda?
“La moda non mi interessa per niente perché ha un consumo rapido, ha tempi troppo veloci. L’arte molto: ho sempre messo opere d’arte nei miei progetti di alberghi ma anche di case. L’arte è secondo me è parte di un processo di definizione degli spazi.

Veniamo al lusso. Il lusso non va confuso con l’eleganza.
Il lusso è per me un’esibizione di ricchezza che può essere sfacciata, antiestetica, urtante. L’eleganza è un’altra cosa, anche se poi, in ultima analisi, può avere le stesse finalità. Il termine, etimologicamente, deriva da “eligere”, eleggere: scegliere, selezionare, ridurre al minimo. Un’operazione di sensibilità, e non di semplice esibizionismo. Oggi il modello del benessere esibito ha messo in crisi tutto: si sta assistendo a una messinscena che ci vuole tutti ricchi nell’aspetto, anche se facciamo fatica a campare. Tutto questo non mi piace, non è quello che cerco”.

Arch. Scacchetti, che cos’è per lei il benessere?
“Non va ridotto al centro benessere, è un concetto complesso. E’ una bella vista, il sentirsi bene in un luogo, un ottimo servizio, come anche il fitness e la spa, ma forse come ultima cosa. Ma mi spingerò ancor oltre: il benessere dovrebbe essere sancito dalla costituzione universale, per ogni uomo, poiché esso assomiglia alla ricerca della bellezza”.

Hotel e casa privata: come vede questo rapporto?
“E’ sufficiente sfogliare qualsiasi rivista di design o arredamento per rendersi conto che in questo momento c’è un trasferimento fortissimo del mondo dell’alberghiero alla casa. Tutte le evoluzioni attuali della casa derivano dall’alberghiero. E’ come se la sperimentazione dall’abitazione si fosse spostata al luogo pubblico per poi tornare indietro. Questo è molto interessante, se lei pensa che tutta la cultura dell’Ottocento e anche moderna ha seguito una direzione opposta, dalla casa all’albergo”.

Perché succede questo?
“Ci sono tante ragioni… ad esempio la perdita di significato del termine casa: oggi la casa è essenzialmente un’addizione numerica di locali, lo stesso termine casa non ha più il senso di un tempo: oggi si definisce più il modello distributivo che non la casa come edificio con caratteristiche precise, come avveniva in passato. Oggi si dice “ho comprato casa” per dire ho comprato un appartamento e se ci chiedono come è si risponde anzitutto un numero, una quantità, rimandando ogni commento sulla qualità: un bilocale, un trilocale e così via.

Cos’è per lei Arch. Scacchetti, “metaprogetto”?
“E’ il presupposto fondamentale! E’ il lavoro ciò che sostiene e che sostanzia ogni scelta nel progetto e nel suo sviluppo”.

Ha particolari preferenze in fatto di materiali?
“In generale mi piacciono i materiali naturali, ma mi è capitato di realizzare anche bellissimi edifici con materiali diversi. Normalmente preferisco i naturali perché trovo più corretto il rapporto tattile e li trovo più rispettosi dell’ambiente”.

Quando può si ispira a materiali del luogo?
“Quando posso sì, senza dubbio”.

Cosa deve percepire un cliente che entra in una camera progettata da lei?
“Non è semplice. Per me è importante che una persona che va in una camera d’albergo in qualche modo la riconosca”.

In che senso?
“Non è facile. Andiamo con ordine: secondo me ci si deve porre, prima o poi, la questione su che cos’è più o meno giusto rispetto all’estetica. Che cosa è bello, per semplificare. Io ci ho ragionato molto, e penso che sia bello ciò che uno riconosce. Ora, con questo riconoscere non intendo distinguere qualcosa che si è già visto, ma rintracciare nelle forme che si hanno di fronte tutta una serie di memorie accumulate o di cose viste. Avrà avuto anche lei la sensazione che a volte in camere anche squallide si trova bene perché in realtà vi riconosce, che so, un frammento che le ricorda la cucina dei suoi nonni, o il guardaroba dove andare a giocare ”

Un concetto platonico, molto affascinante…
“Ma estremamente vero. Se poi lo colleghiamo a quanto si diceva sul territorio, le prospettive si allargano. Ogni stanza rimanda a ciò che c’è fuori, o a ciò che è stato scritto su quel luogo. Su questo principio del riconoscimento secondo me si gioca una partita importante”.

La camera quindi deve far sognare. Non dormire…
“Non solo dormire. Non può esaurirsi a un mero fatto fisico”.

Lei è per aprire la camera al bagno e viceversa?
“Decisamente sì. La tradizionale separazione dei due ambienti è di fatto messa in crisi da una spazialità diversa. L’occhio ha bisogno di maggiore spazio e lo si guadagna dove si può.  Rimane, semmai, la pruderie del wc, ma il resto ormai è unico spazio da organizzare a piacimento. A me inoltre non dispiace ritrovare anche qui qualcosa di antico: un atteggiamento da antiche terme”.

Colori e luci sono importanti?
“Molto importanti, certo. In particolare le luci”.

Fonte di luce o corpo illuminante?
“Io preferisco vedere la luce che esce ma non vedere mai il corpo illuminante. Nel contempo, alcune luci devono essere squisitamente decorative”.

E con la musica che rapporto ha? Lei che musica ascolta?
“Un po’ di classica, operistica soprattutto…ma sono legato ai Beatles, Bob Dylan, i Birds…le canzoni della mia epoca”.

E che musica vorrebbe far ascoltare in un albergo? La ritiene importante?
“No, no. Mi danno fastidio i sottofondi new-age”

Profumi?
“Nemmeno. Mi danno sui nervi”.

Aria condizionata o pareti raffrescanti?
“Pareti raffrescanti, anche se è ancora difficile rompere con certe tradizioni”.

Come vede il fotovoltaico?
“Una buona occasione, ma anche i costruttori dovrebbero collaborare un po’ di più con i progettisti”.

Arch. Scacchetti, ha un aneddoto da ricordare?
“Un episodio che mi viene sempre in mente è quando realizzai a Perugia il mio primo albergo, il San Gallo. L’albergatore mi spiegò che loro, in realtà, non vendevano le camere, ma una merce che aveva precisamente la durata di un giorno: la notte dopo e la notte prima non c’erano più, erano completamente perse. Quindi tutto il sistema doveva essere orientato a quella notte, e anche il mio lavoro doveva tenerne conto. Quella notte e quella sola era il centro quindi del nostro lavoro, capisce?”

Questo come ha orientato il suo lavoro?
“Mi ha reso diffidente nei confronti delle forme di sperimentazione fini a se stesse. L’albergo è un luogo dove dormono moltissime persone, del tutto diverse fra loro. Ecco, occorre fare un’operazione matematica di minimo comune denominatore fra le esigenze e i gusti di tutti costoro. Con la sperimentazione si rischia di trovare l’entusiasta che si innamora del tuo progetto, ma anche una larga platea di scontenti. Qui subentra un problema anche etico: uno quando fa l’architetto lo fa per sé o lo fa per gli altri? La risposta, anche nel caso di un progettista alberghiero, mi pare evidente: noi siamo al servizio di una collettività”.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s