Massimo Iosa Ghini

Architetto Iosa Ghini, lei opera da diversi anni con successo in svariati settori. Se dovesse presentarsi a un pubblico di albergatori, che identikit traccerebbe di sé?
“Quello di un progettista che non si ferma alla prima soluzione, che non accetta mai la prima risposta come giusta, insisto così nella ricerca della qualità”.

Il suo è uno dei nomi più noti tra gli architetti e designer di nuova generazione. Ha anche una voce Wikipedia dedicata a lei! Vuole ripercorrere la sua vicenda professionale e artistica?
“Sono nato a Bologna 50 anni fa. Ho studiato architettura a Firenze e mi sono laureato a Milano, al Politecnico. Come designer, negli anni Ottanta ho preso parte al  movimento culturale del “Bolidismo” e ho sviluppato diverse collaborazioni, tra cui quella col gruppo Memphis di Ettore Sottsass. Sempre in quegli anni ho cominciato a fare progetti in giro per il mondo soprattutto in Giappone; addirittura ho avuto la soddisfazione, all’età di 30 anni, di ottenere simbolicamente le chiavi della città di Osaka, centro da sempre all’avanguardia nel design giapponese. Nel medesimo 1989 ho tenuto la mia prima personale a Tokio. Nel 2001 e nel 2004 ho vinto il “Good Design Award e nel 2003 il “Red Dot Award”, alcuni tra i premi internazionali più prestigiosi del settore”.

Arch. Iosa Ghini che cos’è per lei un progetto?
“Il progetto è innanzitutto pensiero, che poi diventa realtà tangibile. Per questo è importante, come dicevo, non accontentarsi, non fermarsi alla prima idea, ma acuire il ragionamento sino al limite massimo”.

Da quanti anni lavora nel settore alberghiero?
“Sono circa sei anni, e devo dire che ho trovato una realtà interessante. Opero sia nella ristrutturazione di immobili già esistenti, sia nella creazione di alberghi ex novo”.

Quale delle due condizioni preferisce?
“Quest’ultima, senza dubbio, perché mi permette di sviluppare le mie idee con maggiore libertà e senza vincoli troppo rigidi”.

A proposito di vincoli da abbattere… cosa ne pensa della tradizionale disposizione delle camere d’albergo? Non le sembra troppo rigida? Si può innovare, magari “scardinando” il televisore dal fronte letto?
“Questo a volte si fa, ma occorre fare attenzione a che l’innovazione non sia superficiale. L’ospite deve entrare in una camera e rendersi conto che è qualcosa fatto per lui, pensando a lui e mettendo al centro le sue aspettative ed esigenze. Questo per me è rispetto del cliente non dimentico mai che è una persona”.

La camera d’albergo ideale per una coppia è spesso usata anche da singles. E’ indifferente?
“E’ una variabile funzionale. Spesso si tende a non fare più la singola per ragioni di ottimizzazione degli spazi. Economiche, in ultima analisi”.

Arch. Iosa Ghini le è capitato, durante qualche progetto, di sentirsi particolarmente vicino allo spirito dell’albergatore?
“Nel settore alberghiero collaboro prevalentemente con il Gruppo Boscolo, quindi direi che ormai con loro si è creato un rapporto di reciproca conoscenza, stima e fiducia”.

Cos’è per lei un metaprogetto?
“E’ una fase orientativa preliminare alla stesura del progetto vero e proprio. Può comprendere molte operazioni: dalle semplici quattro chiacchiere con il signore del posto che ti spiega usanze, abitudini, stili di vita della città, a una ricognizione più approfondita sul tipo di cultura e sulle suggestioni del luogo. In ogni caso è una parte preliminare del progetto, immancabile per trovare temi e ispirazioni. Si lega in modo stretto a quanto dicevo prima. L’albergo non può più essere un luogo anonimo”.

Quindi il metaprogetto è essenziale…
“Non può esistere progetto senza metaprogetto”.

Quali sono gli elementi del progetto che danno successo a un hotel?
“Il progettista, a mio parere, deve realizzare soluzioni che danno a chi le impiega il senso dello “studiato”, della cosa fatta pensando a chi la utilizzerà”.

Architetto Iosa Ghini in camera, cosa vuole che il cliente trovi?
“Piacere, razionalità e un pizzico di edonismo. Ma soprattutto un oggetto architettonico studiato apposta per lui”.

Cos’è per lei un’atmosfera in una camera d’albergo?
“E’ importante dare anima alle camere, trovare temi, linee portanti. In uno storico Hotel di Lione, ad esempio, ho giocato molto sui cromatismi ispirandomi ai colori della città, il blu e il rosso, per legare l’albergo al territorio e fare sì che l’hotel non divenisse un non luogo, un posto senza identità”.

Questo concetto avvicina molto all’idea di abitazione privata…
“E’ essenziale anche in albergo dare un senso di domestico, dare l’idea di un luogo non standardizzato, soprattutto nelle camere”.

Ha esempi di camera a tema?
“Sempre a Lione, abbiamo realizzato un modello di camera multimediale. Il tema deve venire fuori dal portato stilistico: in questo caso è importante la scelta dei materiali, i colori, lo stile”.

Come vede il rapporto bagno-camera in hotel?
“Credo sia importante amplificare il bagno ma non aprirlo troppo, non collegarlo in modo deciso. Uno in bagno vuole i suoi spazi, sono contrario all’integrazione spinta che vedo oggi tanto in voga”.

Secondo lei Arch. Iosa Ghini, può avere successo una camera dotata di attrezzature wellness e fitness?
“Ci abbiamo lavorato. Limitatamente ad alcuni tipi di camera, come le suites, dove si hanno a disposizione ambienti di 40 o 50 metri quadrati, può essere una soluzione applicabile e molto gradita al cliente”.

Quali elementi dell’hotel si potrebbero trasferire in un’abitazione privata?
“Penserei al tema dell’acqua. Nelle case c’è la tendenza a installare vasche sempre più sofisticate, quasi “da albergo”. Sono stato consulente per diverse aziende come la Teuco su questi aspetti, e devo dire che qui vedo una certa fluidità tra i due mercati”.

Con quali elementi progettuali si raggiunge il benessere dell’utente?
“Restiamo in tema acqua. A mio parere è molto gradito incrementare le dimensioni della vasca, che può anche essere sempre piena, seguendo il concetto della piscina. Vuole mettere il piacere di entrare in camera e trovare una vasca piena che aspetta solo che noi ci accomodiamo?”

Questo è possibile anche a casa?
“Certo, oggi la tecnologia ha fatto passi importanti. Grazie a particolari resine è possibile lavorare sulle forme e sulle dimensioni, ottenendo soluzioni sempre ad hoc, anche nel domestico”.

Diceva di aver lavorato nell’illuminotecnica. Le luci sono importanti?
“Fondamentali, nelle zone di collegamento ma anche nelle camere. Sono essenziali per la decodifica delle aree, fanno atmosfera e a volte sono addirittura più importanti del design”.

In base agli effetti che desidera ottenere, con quale criterio sceglie tra fonte luminosa visibile e corpo illuminante?
“Nelle aree comuni dei bei corpi illuminanti, che trasmettono un’idea di forza, energia visiva. Negli altri ambienti, non necessariamente. Amo molto le luci tagliate, nelle intersezioni fra parte e soffitto. Poi, qualche corpo illuminante sapientemente distribuito”.

La musica può rendere memorabile l’arrivo di un cliente in hotel o in camera?
“Sì, creare un tappeto sonoro ben studiato può essere determinante. Oltre alla musica penso anche ai rumori, a certe suggestioni naturali ad esempio nelle aree relax, con effetti di rumore dell’acqua in movimento e così via”.

Arch. Iosa Ghini come si accosta ai materiali?
“Nello spirito del rispetto delle suggestioni del luogo. Il mio è un criterio interpretativo”.

Che importanza dà al tema dell’insonorizzazione?
“Avere silenzio in camera è un aspetto importante del poter disporre di se stessi, che io ritengo la prima regola da seguire quando ci si immedesima in un cliente che va in albergo di un certo livello. Il lusso non è solo materiali ricercati e servizio, è anche il poter essere padroni di se stessi, avere spazio, avere silenzio”.

Che materiali usate per assicurare una buona insonorizzazione?
“Pannelli coibenti ad alta insonorizzazione e frammentazione dei soffitti”.

Architetto Iosa Ghini, ha parlato di lusso. Nel suo concetto di lusso non rientra la spettacolarità?
“Mi piace la spettacolarità quando si entra in albergo. Nelle hall e in certi spazi comuni ha ancora il suo fascino. Poi, nelle camere, lascerei spazio a una ricercatezza più intima, meno sbandierata”.

E’ possibile fare tutto questo rispettando criteri di sostenibilità?
“E’ un tema ampio, che ci trova sensibili. Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di qualcosa che abbraccia tanti aspetti. Bisogna lavorare sul complesso dell’involucro edilizio, fino all’impiantistica”.

Trova interessante il feng-shui?
“E’ una linea su cui si può lavorare, ovviamente su edifici da realizzare ex novo. Trovo interessante la questione dell’orientamento dell’immobile rispetto ai campi magnetici, un argomento che merita di essere approfondito”.

Secondo lei l’immagine di un albergo deve potersi rinnovare nel tempo? Cosa può fare un progettista a questo fine?
“Questo è un desiderato del committente, che ricerca soluzioni funzionali che permettano all’hotel di evolversi negli anni. Io ne tengo conto in fase di progettazione, sviluppando un prodotto che non sia rivolto soltanto all’oggi”.

Si sarà senz’altro trovato a lavorare in location non propriamente felici, dove aprire la finestra può essere non molto piacevole. Cosa fa in questi casi?
“Guardi, ogni situazione fa un po’ storia e sé. Ricordo un caso accaduto a Budapest, dove a seguito di lavori di ampliamento di un albergo la facciata della nuova costruzione si è trovata costretta su una via secondaria. A quel punto ho pensato a una soluzione che mi consentisse di realizzare piccole aperture che fungessero da finestra sul viale principale”.

Veniamo a lei Arch. Iosa Ghini, come cliente d’albergo. Lei che viaggia molto, cosa si aspetta da un hotel?
“Premetto che mi piace molto andare negli hotel. Li vivo da cliente e, anzi, parto da lì per trovare nuove idee, spunti, soluzioni. Credo che per fare buoni alberghi sia essenziale confrontarsi con le idee e i progetti di altri, vedere cosa va e cosa non va o funziona un po’ meno. Detto questo, mi piace trovare alberghi che curano l’attenzione al cliente, fin nel dettaglio. Io cerco un albergo che anche in questo non sia standard, ma fuori dall’ordinario. Si deve capire l’attenzione, la cura per il cliente. Nel progetto come nel servizio, si potrebbe dire che mi piace l’albergo che si propone con un Touch umano e che sa per questo farti percepire l’autenticità della propria offerta”.

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