Massimo Simonetti

Hotel Golden Palace di Torino
Il ristorante dell’Hotel Golden Palace di Torino
Le camere del Golden Palace di Torino
La piscina del Golden Palace di Torino
T Hotel Brescia
Il ristorante del T Hotel Brescia
La camera del T Hotel Brescia
La lobby del T Hotel Brescia
Progettazione del San Clemente Palace di Venezia

“Questa è una storia di tanti anni fa: un amico arrivò a Rimini una sera, sul tardi. Per fortuna riuscì a trovare un albergo per dormire. Ad aprirgli fu un signore molto elegante e gentile che scese anche a parcheggiargli l’auto. Dopo qualche minuto, lo stesso signore si presentò dietro il banco della reception per fare il check in e il mio amico cominciò a insospettirsi. Quindi il signore lo seguì fino all’ascensore e lo accompagnò alla sua stanza. Non solo, gli riparò il rubinetto del bagno e la mattina seguente, vestito da cameriere, gli preparò il caffè e gli portò la colazione. Sempre più meravigliato, il mio conoscente chiese di parlare con la direzione dell’hotel e il distinto signore, con nonchalance, rispose di essere lui il proprietario dell’albergo!”

Massimo Simonetti, viene da sorridere… le piccole imprese sono il nerbo dell’economia italiana, lo si sente spesso. Questo vale anche per l’hospitality…
“Infatti! Noi abbiamo cominciato così, progettando per i piccoli proprietari, aiutandoli a crescere. E anche se ormai non ho più clienti a Rimini da dieci anni quello è un periodo che ricordo con grande piacere. E un pizzico di nostalgia”.

Da quando opera in questo campo?
“Dal 1976. Un bel po’, no? Tra i miei primi lavori importanti, il progetto “Pianeta Maratea”, e la ristrutturazione dello storico Grand Hotel di Rimini”.

Cos’è cambiato da allora?
“Moltissimo, ma quello che mi fa più impressione è la diversificazione dei target. Trentacinque anni fa l’idea, almeno in Italia, era quella dell’affittacamere, più o meno di lusso, più o meno di qualità. L’obiettivo era fare il numero di camere maggiore possibile. Oggi si punta più sulla qualità che sul numero; le camere d’albergo non sono più soltanto luoghi dove si dorme, ma posti in cui si lavora, ci si rilassa, si soggiorna, si fa del fitness. Attualmente il mondo alberghiero è contraddistinto da un’estrema pluralità di destinazioni, target, funzioni. Non è più un settore unitario”.

C’è un progetto che ricorda con particolare soddisfazione?
“Il San Clemente Palace, a Venezia, realizzato proprio nella splendida isola di San Clemente, nella laguna veneta. Un cinque stelle lusso che si trova in un posto favoloso, denso di storia e paesaggisticamente meraviglioso”.

Entriamo in camera. Cosa è irrinunciabile per Massimo Simonetti? E’ impossibile scardinare certe tradizioni?
“E’ possibile, ma il rischio di far innervosire il fruitore è alto. Pensi che dopo tanti anni il cliente americano, secondo i più recenti sondaggi, giudica ancora una camera sulla base delle componenti storiche: il bagno, che deve essere funzionale e bello, il frigobar, ricco e facilmente accessibile, la televisione, visibile perfettamente. Certo, dipende molto anche dal luogo, ma inventarsi cose strane nelle camere. è sempre pericoloso”.

Viva la tradizione, quindi?
“Direi piuttosto viva la funzionalità, con camere sempre più ospitali e grandi, ma soprattutto studiate in relazione al target alberghiero”.

Nel concreto?
“Due sono i macrotarget: business e soggiorno. Per il primo suggerirei camere che siano vere e proprie succursali informatiche, con possibilità di connessioni e riunioni multimediali. Nell’area turistica, invece, la camera può trasformarsi in una piccola spa, con bagno turco, cyclette, attrezzi. Il concetto quindi è molto semplice: fatta salva la tradizione, con i punti fermi che ho ricordato prima, la camera si sta evolvendo, perché si è evoluto l’uomo.”

Quali sono i concetti (emozioni, sensazioni, significati) che lei Simonetti, più vorrebbe fossero evidenti entrando in una camera d’albergo? Accogliente, spontanea, giovanile, lussuosa, funzionale…
“Chi entra in una mia camera deve sentirsi subito a suo agio. Dovessi scegliere tra quegli aggettivi, sceglierei accogliente”.

Nella camera è più facile, secondo lei, soddisfare correttamente una completa funzionalità oppure stimolare tante emozioni nell’utente?
“Funzionalità. Devo immediatamente rendermi padrone della camera, capire come funziona. L’immediatezza è essenziale. Acquisita questa certezza posso serenamente apprezzare un’atmosfera curata ed accogliente ”.

La sua camera da letto ideale fa dormire bene o fa sognare?
“Dormire bene. Se non si dorme bene non si sogna, no?”

Quali colori predilige Arch. Simonetti?
“Mi piacciono i colori sobri, spesso scelti nella gamma dei beige e dei toni naturali”.

E per le luci?
“Cerco di evitare i passaggi bruschi, giocando sulle regolazioni e sulle dissolvenze”.

Simonetti, trova analogie fra l’hotel e l’abitazione privata?
“No, non è la stessa cosa. La temporalità è essenziale, in hotel si vivono solo pochi giorni, a casa ci si sta una vita”.

Quindi l’albergo non può fare tendenza verso l’abitazione privata?
“Non ho detto questo. Può fare tendenza ma non si possono mettere a paragone le due realtà”.

Che ruolo ha l’arte nei suoi progetti?
“Qui tocca un tasto su cui sono molto sensibile: l’arte è importantissima e deve sempre più essere integrata in un contesto alberghiero. Al Golden Palace di Torino, un cinque stelle nel pieno della city realizzato per le Olimpiadi invernali del 2006, ho voluto inserire un’installazione di video-arte dell’artista Fabrizio Plessi: alle spalle del banco di ricevimento si staglia questa grande videoscultura costituita da un monolite in pietra tagliata a spacco nel quale sono state create tre aperture ove cola (virtualmente) il metallo fuso di oro, argento e bronzo, per ricordare il medagliere olimpico. E’ evidente che l’opera d’arte deve essere contestualizzata pensata per quel luogo e quello solo. Ammetto di avere un rapporto molto stretto con l’arte: anche in altri contesti ho distribuito opere di pittori, fotografi, scultori”.

L’albergo, dunque, si avvicina sempre più a uno spazio espositivo?
“Si faccia un giro al Bentley di Genova e sarà lei a rispondere. Quell’albergo è noto anche per le opere fotografiche di Silvio Wolf e di altri importanti artisti che vi sono esposte”.

Arch. Simonetti, in tutto questo c’entra anche il lusso?
“Senza dubbio. Tempo fa il lusso significava arredi storici, pompa…era il segno dei fasti di inizio secolo. Tempi ormai passati… Oggi il lusso è l’arte. L’albergo che ho in mente è “classico contemporaneo…con brio”. E il brio, appunto, sta nell’arte, e anche negli arredi fuoriserie”.

Un concetto molto indagato ultimamente, quello del “fuoriserie”…
“E’ un aspetto importante per determinare il lusso di un albergo. E’ “di lusso” ciò che è fatto appositamente per quel contesto, per quell’albergo. Tutto quello che disegniamo per un cinque stelle lusso è esclusivo, fatto da abili artigiani appositamente per quel progetto; questo per conferire una marcata ed esclusiva identità ed atmosfera, unica e irripetibile”.

Cos’è per lei il benessere in albergo?
“E’ un portato della società che si evolve: oggi si dedica più tempo per curare noi stessi, il nostro aspetto fisico, la nostra forma e il nostro stare bene. Poi dipende dal tipo di hotel: il Golden di Torino, con 195 camere, ha 1.200 mq di area benessere tra reception, boutique, piscina, zona relax, docce con getto a cascata e a nebbia fredda, bagno turco, sauna, doccia solare, area trattamenti e area fitness con le più aggiornate attrezzature Technogym. Ma ci sono alberghi in montagna che con 60 camere hanno fino a 700 mq e oltre di area benessere. Dipende da tanti fattori”.

L’educazione ambientale porta sempre più alla ribalta i green hotel: cosa ne pensa?
“Bisogna cominciare a pensarci seriamente, fosse anche soltanto per l’aspetto meramente economico. Oggi si consuma troppo, e si spreca troppa energia”.

Che ruolo hanno secondo lei, la location e la spettacolarità di un hotel? Come incidono sul progetto?
“Beh, un albergo accanto all’autostrada è diverso rispetto a un albergo in una località sciistica, o sul mare…l’approccio alla progettazione è completamente diverso; la spettacolarità è un elemento importante della progettazione ma non è tutto”.

Secondo lei Arch. Simonetti, l’immagine dell’hotel deve rinnovarsi nel tempo? Come ne tiene conto in fase di progettazione?
“Bella questione. L’investimento per un hotel si ammortizza in una decina d’anni e noi progettisti ne dobbiamo tenere conto, dobbiamo fare sì che l’hotel duri nel tempo almeno quanto basta per rientrare nell’investimento. Per quanto mi riguarda i miei alberghi non sono di moda, quindi non hanno un termine”; anzi col tempo acquistano fascino…..

Fra le tante e diverse tipologie di hotel oggi in voga, ce n’è una che lei guarda con interesse?
“Trovo interessante il concetto dei boutique-hotel, piccoli hotel di lusso, con ambienti e atmosfere speciali e un servizio impeccabile”.

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