Roberto Saporiti

Hilton Garden Inn Bari
Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Centre
Four Point Sheraton Roma West
Hotel Sheraton Nicolaus

Architetto Saporiti, qual è la sua specializzazione in campo di progettazione alberghiera?
“Da molto tempo mi occupo specificamente di hotel. Per formazione, io vengo dalla progettazione di interni, ma anche del cosiddetto “back of the house”, o “backstage”, ovvero tutto ciò che c’è ma non si vede, tutto il retroscena che fa funzionare la struttura. Per questo curo molto l’aspetto funzionale, mi piace pensare all’albergo come a una macchina ben oliata, che funziona e rende”.

Vuole citare qualche esempio che le ha dato soddisfazione?
“Lo Sheraton Malpensa, 440 camere a due passi dall’aeroporto di Malpensa. L’abbiamo visto nascere e seguito fin dai primi passi, dalla progettazione preliminare alla fase di costruzione. Abbiamo seguito tutto, dal project management al design management, e riteniamo di aver creato una struttura ben fatta, che piace e funziona”.

Cos’è per lei l’innovazione? Come si declina in campo alberghiero?
“Distinguerei due aspetti dell’innovazione. C’è una parte tecnica e una estetica. L’aspetto tecnico richiede esperienza e tecnologia: ormai si progetta tutto in 3D: strutture, impiantistica, disposizione degli spazi. E’ già lì che si capiscono i problemi, ed è in quel campo che si rende necessaria una notevole specializzazione. Nel mio studio lavorano sei architetti giovani preparati per affrontare tutti questi problemi, direi proprio specializzati sulle problematiche di un albergo. E’ chiaro che lavorare sugli stessi problemi crea specializzazione, sviluppa il know-how”.

E l’altro aspetto?
“Poi viene la parte estetica. Noi non imponiamo un nostro stile, ma tendiamo a mantenere il marchio, le caratteristiche della committenza. Questo perché, sia ben chiaro, l’albergo non è un monumento al progettista, ma è qualcosa che, mi ripeto, deve prima di tutto funzionare”.

Tra persone che si incontrano per la prima volta, si sente dire, il primo impatto è fondamentale. Vale anche quando si entra in un albergo?
“Sono convinto di sì. Il primo quarto d’ora dà il tono all’esperienza, la determina e la segna. Bisogna lavorare molto su quei quindici minuti…ma è anche vero che gli ultimi trenta secondi possono rovinare tutto, magari con un receptionist particolarmente scortese”.

Casa e albergo. Due mondi che si incontrano?
“Per me sono due mondi differenti, ed è giusto che sia così”.

Perché?
“Perché in albergo sono ospite di qualcuno, ed è giusto che esiga qualcosa di più, soprattutto negli alberghi di un certo livello, dove questa differenza deve risultare evidente fin dal primo impatto”.

Non le sembra che il modello di camera tradizionale, centrato sull’asse letto-televisore, abbia fatto un po’ il suo tempo?
“Concordo, la tv è troppo invadente. Noi cerchiamo molto un’apertura verso la finestra, magari girando il letto quando il paesaggio fuori lo permette. Oso dire che è la camera stessa a dovermi togliere la necessità di accendere la tv”.

La location dunque influenza il progetto…
“Ovvio. Dimmi dove costruisci e ti dirò di che albergo hai bisogno”.

E quando la location non è felice, si lavora sugli interni facendoli più belli?
“Beh, si può anche fare ma io mi pongo la domanda opposta: gli interni di un albergo che si trova in un posto meraviglioso devono essere più brutti? Direi proprio di no…”.

Cosa intende per benessere in hotel?
“Una nuova frontiera da guardare con attenzione”.

Architetto Saporiti, lei si occupa molto anche di wellness?
“Sì e devo dire che ormai è una dotazione della quale un albergo di un certo tipo non può più fare a meno. Avere una buona area wellness può fare la differenza, e le famose tre cabine calde sono irrinunciabili”.

Tre cabine calde?
“Mi riferisco a sauna, bagno turco e a quello che gli antichi romani chiamavano tepidarium, oggi bagno mediterraneo, laconicum. Non c’è più scelta, oggi bisogna averle e devono essere progettate con grande accuratezza e attenzione al dettaglio”.

Già, accuratezza. Architetto Saporiti, quali sono gli elementi cui fare attenzione in un progetto?
“Sopra tutti c’è la temperatura, che va modulata nelle diverse zone. Il benessere in albergo è prima di tutto un’esperienza, e al di là delle sofisticherie se sbaglio la temperatura rischio proprio di rovinare l’esperienza”.

Architetto Saporiti, secondo lei il concetto di wellness alberghiero è trasferibile in un’abitazione privata?
“Direi di no. E’ un problema per spazi e costi”.

Ma insomma, l’albergo in qualche modo non può fare tendenza nei confronti della casa privata?
“Può ma solo ad altissimo livello, e limitatamente ad alcuni aspetti”.

Una camera dev’essere funzionale o emozionale?
“Funzionale. Il trucco è fare le cose funzionali, potendo disporre, dietro le quinte, di potenti mezzi tecnologici. Ma alle volte sono accorgimenti da nulla, basta pensarci…”.

Ad esempio?
“Il controllo della temperatura vicino al letto. Se l’immagina lei un cliente di un cinque stelle che si alza nel cuore della notte per regolare il clima in camera?”

Più che immaginarlo, mi è accaduto diverse volte…
“Ecco, quello è un disservizio”.

La tecnologia, dunque, può migliorare l’esperienza alberghiera. Che parte ha nei suoi progetti?
“Importantissima, come ho detto. Conoscerla e saperla impiegare è un aspetto irrinunciabile del fare innovazione in hotel”.

In una sua camera si dorme bene o si sogna?
“Per cominciare, si deve dormire perfettamente. Poi si vedrà…”.

Architetto Saporiti qual è il colore più facile da impiegare in una camera?
“Senz’altro il bianco, il colore assoluto per eccellenza. Ma non si può fare tutto bianco…non è una camera, ma mi viene in mente un esempio di hall da me realizzata: in uno spazio totalmente bianco, con tavoli bianchi e pavimento bianco, ho inserito una parete con sistema di illuminazione “camaleontico” che trasforma il colore a seconda del tempo e degli umori. E’ stato recepito benissimo, mi ha addirittura stupito l’entusiasmo dimostrato da operatori e clienti”.

E il più difficile?
“Per me il verde”.

Nello scegliere i colori segue una teoria precisa o la sua sensibilità?
“Seguo la sensibilità e l’esperienza. Si fanno errori e da questi si deve imparare. Tutti i colori, se usati con la giusta sensibilità, possono funzionare. Sta anche in questo l’abilità di un progettista”.

Crede nella possibilità della luce colorata di avere effetti terapeutici?
“In linea di principio non molto. Al contrario, credo che alcune luci male impiegate possano dare disturbo e a me è capitato”.

Dunque la luce può rendere memorabile l’arrivo in un hotel…anche in negativo!
“Direi di sì, le luci non vanno sbagliate. Possono rendere memorabile un’esperienza ma anche farsi ricordare in tutt’altro senso”.

Corpo illuminante o fonte di luce visibile?
“Sono brutale: corpo illuminante. Se ben utilizzati danno buoni effetti in termini estetici e funzionali”.

Architetto Saporiti, come seleziona i materiali?
“Seguo un principio: innovazione, ma con cautela. Sappiamo bene che i materiali invecchiano, e che sperimentare può essere un rischio”.

Che importanza attribuisce all’insonorizzazione?
“E’ molto importante. Se non c’è, è un disastro!”

Anche il microclima ci sembra molto importante: come progettista, preferisce l’aria condizionata o le pareti raffrescanti?
“Se l’effetto è lo stesso,  non ho preferenze. Tra i vantaggi dell’aria condizionata c’è la possibilità di gestire meglio le variazioni delle temperature, tra gli svantaggi il rumore e il flusso d’aria evidente. L’ideale sarebbe un sistema a parete o soffitto con percentuale maggiore di aria primaria”.

Come vede l’uso di impianti fotovoltaici?
“Bisogna stare attenti a non cadere nella moda. Nessuno ha ancora dimostrato inequivocabilmente che convengono economicamente e il ciclo del fotovoltaico produce meno anidride carbonica”.

Ragionando più in grande: è pensabile un albergo totalmente ecosostenibile?
“L’hotel a impatto zero è uno dei miei sogni, e ci stiamo lavorando. Il problema dell’energia è tra i primi da affrontare: crediamo molto, soprattutto per l’Italia meridionale, molto soleggiata, in sistemi come il solar cooling: consente di produrre acqua calda con l’energia solare, e funziona anche per il freddo. Da qui si può partire per realizzare strutture sostenibili, e più economiche”.

Architetto Saporiti che importanza può avere un parco o un giardino in un albergo urbano?
“Potendolo fare, è straordinario”.

Quando lei va in un albergo, non rinuncerebbe mai…
“…al sorriso di chi mi accoglie”.

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