Sergio Bizzarro

In more than 30 years the Studio Bizzarro & Partners has achieved, a specific experience in consulting and designing from hospitality and wellness spaces to retail spaces, restaurants and private houses, according with a strong Italian style and with the porpouse to create environments able to make people living extraordinary emotional and sensorial experiences.
The office has designed many Hotels and Resorts, each of them intent is to give a pleasant staying in prestigious environments, with an innovative and refined design.
SPA, Thermae, Beauty Farm and Wellness Centres where the water itself is not just an healing element, but most of all it is a real fun, relax and emotions source.
Wellness Clubs and implants for physical activity that join an excellent logistic, a refined technology and utilizations of an effective and profitably space.
Studio Bizzarro & Partners designs retail spaces with a keen eye for an engaging design in order to improve the commercial profitability; the restaurants design aim to lead the customer in a real sensorial experience,
The Studio Bizzarro & Partners philosophy is also applied on private house design, meant as architecture inspired by a wellness lifestyle.

“Involving people emotionally in order to offer them an unforgettable experience in every situation, exceeding expectations

Visit the website of Sergio Bizzarro

Architetto Sergio Bizzarro, ci traccia un suo profilo?
“Lavoro nel campo alberghiero da più di vent’anni, con una particolare specializzazione nella progettazione e realizzazione di Hotel con forte vocazione al benessere, Wellness club, Spa, Terme, Beauty club. Ho dato vita a molti tra i più prestigiosi wellness club italiani e svolgo anche opera di consulenza presso importanti aziende del settore”.

Un progettista del benessere, dunque…
“Siamo famosi per questo! Il mio studio si chiama appunto, Studio Bizzarro – Architettura del Benessere,  non per caso …”

Ma si può progettare il benessere? E soprattutto, come si progetta il benessere?
“Certo! Parto da un approccio emozionale, mi prefiggo di creare esperienze memorabili e lavoro su questa linea. La mission è far stare bene le persone, e gli strumenti non mancano”.

Arch. Bizzarro, anche la tecnologia serve a questo scopo?
“Sicuro! Io uso la tecnologia per creare emozioni. Il concetto-chiave è che quando una persona vive una esperienza piacevole, poi se ne ricorda. Attraverso i nostri progetti, puntiamo a far vivere esperienze memorabili. I clienti ne restano affascinati, vogliono riviverle, ne parlano con gli altri … Si realizza così quel passa parola che fa di un posto normale un posto di successo!”

Torniamo al “come”…
“Ad esempio con una progettazione polisensoriale, cioè che coinvolga tutti i sensi. L’idea è quella di amplificare le percezioni, riscoprire la sensorialità e l’emotività”.

Ma così non si rischia di perdere di vista la concretezza? L’albergo, o il centro wellness, sono pur sempre aziende che alla fine dell’anno si confrontano con un bilancio…lei cosa ne pensa arch. Bizzarro?
“Eh, no! A me piace creare vestiti di fine seta che abbiano però una struttura d’acciaio! Nei miei progetti sono sempre partito dalle esigenze del gestore, ma questa è la parte che il cliente non vede. Ad esempio, credo che in un hotel le strutture debbano essere in materiali durevoli, e solo ciò che c’è sopra debba essere più legato alla moda. Una cosa che proprio non mi si può rimproverare è di aver perso di vista le esigenze gestionali: alle spalle del nostro lavoro c’è sempre un’attenta ricerca della redditività di ogni spazio anche attraverso l’uso di tecnologie che permettano al gestore di chiudere l’anno con un esercizio in salute”.

In salute…proprio come i clienti!
“La virtù sta nell’equilibrio. Per il cliente l’albergo è una miniera di esperienze memorabili, per il gestore sono importanti l’affidabilità e la funzionalità”.

Ha degli esempi in questo senso?
“Moltissimi, ma uno ce l’ho davvero nel cuore. E’ l’Hotel Belvedere di Riccione, gestito in modo davvero illuminato da Marina Pasquini. Ha creduto in me e io li ho aiutati a trasformarsi e a crescere”.

Ci vuole raccontare meglio?
“Certo! Il Belvedere era un Hotel “tre stelle” di Riccione, come ce ne sono tanti. Quelli che lavorano tre mesi all’anno e fanno sempre un po’ di fatica a far quadrare i conti. Un bel giorno incontro a un convegno la signora che lo gestisce e da lì viene fuori l’idea, semplice ma geniale e, devo ammettere, un pochino costosetta. Perché non trasformarlo in un Hotel del benessere all’avanguardia? Ebbene, oggi quell’albergo è noto in tutta la Riviera e oltre, è una Spa rinomatissima e lavora 12 mesi all’anno. E’ sempre pieno. Loro hanno investito nel benessere a 360° e ne stanno godendo i frutti. Pensi che adesso hanno oltre 70 trattamenti oltre ai servizi à la carte…Una vera e propria case history…”.

Caspita arch. Bizzarro! Ci ha rivelato il segreto del successo…
“No, no…non è per tutti. Occorre essere motivati, cambiare mentalità, rimettersi in gioco per affrontare nuovi mercati e nuovi target. Certo una rivoluzione del genere non la consiglierei a tutti. Bisogna crederci e essere disposti a fare investimenti importanti. Per molti è però una strada obbligata: o ci si rimette in gioco con nuovi strumenti, o si esce dal mercato!“

Veniamo al rapporto con la tradizione. Che ne direbbe di una camera con il letto che non punta dritto sul televisore?
“L’ho fatto! E’ ora di superare i triti schematismi…”.

Lo pensa solo per le camere o anche per il resto?
“Per tutto! Ci sono alberghi che vivono su un’immagine classica e di tradizione. Sono quelli che hanno una storia e che hanno fatto la storia. Penso ad esempio al Grand Hotel di Rimini, che ha il fascino di far rivivere un’epoca che non c’è più… Ma in molti altri casi però, si assiste a scimmiottamenti privi di senso. Quelli che, per esempio, vengono chiamati arredamenti in stile, sono falsi, strutture senza anima né fascino”.

Quando progetta l’interior design delle camere, cura il concept definitivo o soltanto una fase?
“Noi partiamo dal concept e poi curiamo tutto, in molti casi anche l’oggettistica”.

Lei arch. Bizzarro distingue fra progetto e metaprogetto?
“Mi sembra poco più che puro nominalismo. Un progetto è un progetto”.

Qual è l’elemento del progetto irrinunciabile per il successo di un hotel?
Prima di tutto la funzionalità, poi l’immagine. Ma un’immagine di velluto su una struttura d’acciaio… E poi la capacità del progetto di creare una identità precisa attraverso un percorso. Ecco, io concepisco l’albergo un po’ come un percorso. Di esperienze, di emozioni, di sensi”.

C’è un rapporto fra i suoi progetti e la moda?
“Per tanti anni l’architettura ha snobbato la moda. Ma il cosiddetto Lifestyle, inventato dai grandi marchi della moda, ha reso anche noi architetti un po’ più aperti al concetto del vivere, non come emblema di pura progettualità degli spazi, bensì ad una esperienza più intrisa di aspetti come il design. Gli architetti sono diventati un po’ stilisti, più aperti e vicini ad un concetto di architettura contaminata”.

Secondo lei un albergo deve ricordare una casa?
“Sarebbe troppo riduttivo. In un hotel mi aspetto di più, bisogna andare oltre!”

Arch. Bizzarro, ha esempi di camere a tema?
“Seguendo la nostra vocazione, abbiamo creato camere del benessere: camere pensate e realizzate per una esperienza wellness. E anche in questo caso, grande attenzione è stata riservata alla polisensorialità: oltre alle cyclette e ai piccoli attrezzi per tenersi in forma, abbiamo inserito musica, profumi, luci e colori, seguendo anche le indicazioni della cromoterapia”.

Vuole soffermarsi un po’ sulla polisensorialità? Che atmosfere predilige?
“Parto dal presupposto, ma credo si sia capito, che l’atmosfera di un ambiente sia fondamentale per il benessere psicofisico di chi lo vive. Tutti i sensi devono essere coinvolti: gli occhi, che devono vedere il bello. L’udito, che deve essere accarezzato da musiche evocative che facciano sognare. L’olfatto, che deve inebriarsi con profumi intriganti. Ma anche il gusto: io tendo, ad esempio, a mettere nelle spa succhi di frutta naturali e bevande che ricordino il rapporto con la natura, per unire semplicità, bontà e benessere”.

Come si accosta ai materiali?
“Sempre tenendo come punto fisso il medesimo concetto. Ecco allora che si riscoprono percorsi fatti di materiali naturali, che diano occasione al nostro corpo di sperimentare sensazioni dimenticate. Ad esempio a me piace che si riscopra la sensibilità tattile del piede. Per questo ho creato percorsi tattili scegliendo materiali naturali come il legno piallato a mano o anche tecnologici, come lastre di ghisa riscaldate. In genere cerco di enfatizzare il piacere del tatto, utilizzando materiali morbidi e piacevoli. Poi, ovviamente, dipende molto dal contesto: ogni progetto ha una propria vita”.

In una sua camera si dorme bene o si sogna?
“Quando si dorme bene si sogna benissimo”.

Lei cosa si aspetta quando frequenta gli alberghi?
“Quando vado in un albergo? Mi aspetto che sia accogliente, piacevole, rassicurante. Devo trovarmi bene e devo avvertire intorno a me una struttura tecnologicamente avanzata. Ma sopratutto, l’albergo deve sorprendermi, intrigarmi, affascinarmi, farmi vivere momenti da ricordare. Questo è un mio punto fermo, l’albergo ideale è quello in perfetto equilibrio tra funzionalità ed emozionalità. Deve funzionare alla perfezione per il gestore ed essere ricordato dal cliente”.

Secondo lei arch. Bizzarro, un buon progetto deve dare all’albergo la possibilità di rinnovarsi?
“Certamente sì. Se parliamo di immagine, la base del progetto deve essere tendenzialmente neutra e poi si può giocare con la forma ed il colore, utilizzando accessori ed oggettistica facilmente intercambiabili. Questo mi permette di combinare gli elementi e gli accessori, rinnovando le superfici. Questo per evitare un progetto troppo connotato che, inevitabilmente, risulta poi velocemente vecchio. Per gli alberghi, un po’ come per tutti gli ambienti pubblici, è fondamentale rinnovarsi”.

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