Simone Micheli

Architetto Micheli che tipo di progettista è lei? Provi a definirsi in poche parole, in particolare per un pubblico di albergatori.
“Mi ritengo un poeta pragmatico. Attraverso i progetti cerco sempre di guardare oltre la barriera del reale conosciuto per generare innovazione contenutistica e linguistica. Sono un architetto generatore di costruzioni sostenibili sia in termini economici che ambientali. Lavoro sempre in maniera mirata sui budget attribuiti al mio lavoro evitando, con intelligenza, inutili dispersioni.
Il mio obiettivo principale è quello di creare opere capaci di originare estesi ritorni economici per i miei committenti, raccontando storie tridimensionali di eccellenza, di unicità, di straordinarietà. Il mio percorso intellettuale ed operativo è connesso alla basica volontà di trasformare l’esperienza di ogni ricettore del messaggio architettonico in memoria”.

Quale tra i suoi progetti di alberghi le ha dato più soddisfazione?
“Tutti! Tutti i progetti realizzati, tutti i progetti in corso di realizzazione sono per me come dei figli che amo intensamente e con i quali condivido esperienze meravigliose. Un intelligente e sensibile genitore trae soddisfazione da ogni parola sussurrata, da ogni movimento, da ogni riflessione, da ogni bacio datogli da ogni suo bambino. Ogni progetto mi porta sempre rinnovate, diverse e variabili soddisfazioni!”

Arch. Micheli, pensa che sia importante l’innovazione in un progetto?
“Ogni progetto dovrebbe essere portatore di innovazione! Innovazione contenutistica, tecnologica, formale, materica….Solo attraverso un progetto legato a parametri d’innovazione è possibile creare luoghi a misura d’uomo; a misura dell’uomo metropolitano; a misura di un uomo che vede variare con sempre più vorticosità le proprie relazioni con cose e persone a causa dei continui sbalzi socio comportamentali che lo connettono al suo camaleontico presente-futuro”.

Le è capitato durante qualche progetto di sentirsi particolarmente vicino allo spirito dell’albergatore?
“Sempre. I committenti che ho scelto, i committenti che mi hanno scelto, hanno un cuore simile al mio cuore. E’ per questo che magicamente e semplicemente ogni mio progetto si trasforma in opera senza mai perdere nemmeno parzialmente il suo smalto compositivo e contenutistico”.

Quali sono gli elementi del progetto che danno successo all’hotel?
“Il successo di un albergo è legato a infinite parametricità. Questo luogo  dell’incontro, delle connessioni, dello scambio, della permanenza, per vincere le contemporanee e future battaglie commerciali dovrà sempre più connettersi alla dimensione dell’opera. Dovrà sempre più allontanarsi dallo stereotipo. Dovrà prendere una bella distanza dal banale credo di definirsi “design hotel” solo per avere al suo interno seggioline, poltrone o luci  di qualificate aziende o dall’altrettanto banale posizione di farsi chiamare art hotel o fashion hotel solo per essere caratterizzato da qualche artistica installazione, prodotti di moda o mood visivi di qualche griffe.  Troppo semplice, troppo poco intelligente! Dovrà essere portatore di messaggi di unicità, di meraviglia, di estrema funzionalità, di efficienza. Dovrà trasformarsi in una vera e propria macchina da guerra, capace attraverso piani strategici, di ottimizzare in termini di resa commerciale, ogni centimetro del suo spazio, saltando però la barriera dello stereotipo e presentandosi come integrale prodotto dalla forte identità. L’hotel di successo oggi e domani è e sarà quell’insieme di forma-funzione ed emozione capace di fare breccia nel cuore degli umani visitatori in maniera vera e profonda, diretta, antimimetica”.

Che rapporto c’è, ci sarà o c’è stato tra i suoi progetti di alberghi e il lusso?
“Il mio rapporto progettuale con gli alberghi di lusso è un rapporto di bellezza. E’ un rapporto che mi vede alla ricerca perpetua di un nuovo modo di guardare e di pensare al lusso. Credo che oggi la parola lusso potrebbe tranquillamente trasfigurare i propri tratti connotativi. Vivere in una lussuosa sfera oggi significa riuscire ad amare ed essere amati in maniera vera, piena e completa, significa essere immersi nella semplicità facendo diventare un filo d’erba che ondeggia sotto l’effetto del vento il centro della nostra attenzione, significa riappropriasi delle verità della vita, significa vivere la bellezza nel quotidiano ed attraverso la sua impalpabile fisicità crescere e far crescere, significa ri-pensare, significa sognare, significa ricominciare ad amare senza aspettarsi niente, significa dare senza ricevere. Questa è la mia visione del lusso, non fatta di ridondanza ed opulenza, ma di cose essenziali, di spazi vuoti costellati solo dagli elementi basilari. Voglio costruire una nuova storia connessa al mondo della magnificenza, libera dai vincoli tradizionali e mirata a semplificare gli ambienti, in cui tutto sia privo dell’inessenziale”.

Lei che progetta alberghi, quando viaggia che tipo di albergo predilige?
“Cerco sempre di soggiornare in strutture che permettano alla mia esperienza di trasformarsi in memoria. Per far si che anche gli attimi, i minuti, le ore trascorse in questi ambiti involucranti lascino una traccia nel mondo dei miei ricordi”.

L’albergo, per essere accogliente, secondo lei, deve ricordare una casa?
“No, assolutamente! Deve esprimere messaggi di verità antimimetica!”

Quando progetta l’interior design delle camere, cura il concept e il progetto definitivo o solo una fase?
“Quando progetto uno spazio non mi fermo mai all’esplicitazione di un concetto ma seguo con dovizia artigiana, ogni fase progettuale, la fase di appalto e di realizzazione. Solo seguendo questo processo nasce l’opera, solo seguendo questo meraviglioso quanto faticoso percorso si raggiungono alti livelli qualitativi”.

La sua camera da letto ideale fa dormire bene o fa sognare?
“La mia camera da letto ideale è una camera estremamente funzionale sia in termini impiantistici che ergonomici, resistente, facilmente pulibile, affascinante, evocativa, emozionante. Ogni nuova camera che progetto, rappresenta un sogno mai visto che magicamente si trasforma in realtà sia in termini contenutistici che lessicali”.

Come vede il rapporto camera-bagno, in hotel? Funzionale o emozionale? E’ possibile trasportarlo nella residenza privata?
“Il rapporto è osmotico! In tutti i miei progetti funzione ed emozione risultano essere incredibilmente fusi. Possibili storie connesse a questioni di funzionalità non negano la coesistenza di situazioni visive, percettive e compositive legate ad una dimensione ipersensoriale. L’una sostiene e vivifica l’altra! La trasposizione nella dimensione domestica è semplice! Oggi i confini comunicativi, ergonomici e non solo, tra sfera domestica e sfera collettiva si sono annullati. Oggi le parole chiave per favorire rilevanti vittorie commerciali ed espressive sono: ibridazione, interazione contaminazione”.

Secondo lei come si può trasferire il concetto di wellness nella casa privata?
“Attraverso intelligenti ibridazioni di campo e di contenuto, attraverso riflessioni sul passato, sul presente e sul futuro, attraverso la costruzione di nuovi spazi connessi a mutati bisogni e necessità, attraverso la definizione di ambienti privati carichi di innovazione compositiva, contenutistica e lessicale oltre che ergonomia e funzionale”.

La tecnologia può proporre nuove emozioni e innovazioni: che parte ha nei suoi progetti?
“Certo! Considero la tecnologia un’abile e meravigliosa compagna d’avventura capace di generare, in concerto con altri elementi, grandi emozioni, grandi entusiasmi, rinnovati modi di vivere gli spazi antropizzati. Attraverso l’uso corretto degli infiniti sistemi tecnologici che circondano il nostro fare è possibile definire scenari funzionali, compositivi, estetici, ergonomici altri. Questo mi affascina e mi continua ad affascinare!”

Che cosa intende per benessere in hotel?
“Bellezza, armonia, tranquillità, sogno, espansione emotiva, crescita interiore, meraviglia, emozione, relax! Oggi è necessario riscoprire l’addormentato mondo delle sensazioni, è necessario sostituire nuovi equilibri per cercare di vivere con pienezza e bellezza il nostro presente. Dobbiamo ritornare alle nostre origini. Il nostro sistema metropolitano ci ha fatto perdere la capacità di sorridere guardando un fiore, di stupirsi ascoltando il rumore del vento, di sognare osservando un tramonto, di inebriarsi con il profumo di un oleandro in fiore. Il caos che attanaglia il nostro presente ha annullato la magia del pieno godimento di attimi vissuti solo ed esclusivamente per noi, per rilassare il nostro corpo e la nostra mente, per ascoltarci e ritrovarci. C’è bisogno di ambiti spaziali che sappiano infondere nell’umano visitatore tranquillità, armonia, e che riescano a creare il giusto spirito per far conciliare il nostro corpo con la nostra mente ed anima, che ci facciano provare emozioni positive, che ci trasportino dal nostro mondo quotidiano ad un mondo nuovo, completamente diverso, dove l’unico protagonista è l’ “io” e tutte le sue varie forme e sfumature che, all’interno di questi spazi, trovano il modo di esprimersi e liberarsi per portarci al rilassamento dei sensi. Oggi c’è bisogno di verità, di trasparenza, di bellezza, di emozione per riscoprirsi attori principali in una dimensione appartenente al mondo dell’equilibrio. Vivere delle esperienze emotive in ambiti volumetrici dedicati alla valorizzazione dell’”Io” può generare solo grandi positività, non solo fisiche ma anche mentali, può portarci sulla strada della completa e piena sintonia con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
Benessere in hotel in sintesi significa per Simone Micheli generare luoghi ospitali concepiti come opere da celebrare attraverso la propria corporeità, da cogliere in maniera globale con la propria spiritualità”.

Segue una teoria del colore o la sua sensibilità?
“Nessuna teoria! Seguo sempre inconsciamente il patrimonio cromatico che scorre nelle mie vene. Il mio dna, legato alla dimensione del colore, nasce dall’osservazione dell’abile fare pittorico di mio padre, dal dovizioso studio su l’uso di questa meravigliosa materia nelle diverse culture del mondo, dal mio amore per la pittura italiana del ‘400 e del ‘500. Seguo il mio cuore, la mia pancia, la mia testa. Scegliere un colore, definire precise, assonanti-dissonanti giustapposizioni cromatiche è come fare l’amore! E’ per me, sempre, un nuovo magico momento di grande trasporto fisico ed emotivo, è un momento di ricarica, rappresenta sempre una straordinaria esperienza”.

Musica e profumi e luci possono rendere memorabile l’arrivo di un cliente in una camera d’albergo?
“Certo! La sapiente commistione di superfici, luci, colori, suoni, profumi che trova forma – attraverso una riflessione volumetrica, visiva e contenutistica – in un perfetto connubio tra architettura, sensorialità e benessere, determina l’equilibrio tra le parti e l’armonia che ne risulta è la chiave d’accesso che consente di varcare la soglia dell’emotività in ogni ambiente involucrato.
In questo percorso il pensiero si sublima e la ricettività sensoriale proietta l’individuo in una dimensione “altra”, che gli appartiene da sempre ma che gli sfugge inesorabilmente.  La materia acquisisce nuovi significati, il suo valore intrinseco che diviene sovra-funzionale, si fa portatore di linguaggi anticonvenzionali per la definizione di un dialogo costruttivo fra i sensi.
Gli ambienti che ne derivano sono assimilabili a palcoscenici in cui l’umano visitatore può finalmente mettere in scena la propria naturale essenza e porre fine ad un’interminabile gestazione; l’ideazione e la progettazione di questi spazi concorrono a definire la trama della storia e diventano parte integrante del vissuto dei protagonisti in quanto ne attivano il flusso emotivo.
Il senso di questi ambiti volumetrici non è assoluto, essi non significano di per sé, ma in relazione alla personale esperienza di ognuno; l’eternità cui aspirano non è legata all’originalità delle loro forme ma al carattere indelebile del loro impatto. La loro efficacia è misurabile solo in termini di coinvolgimento e d’interazione tra le diverse sfere sensoriali in virtù di una seducente teatralità che diventa strumento di una profonda ricerca emotiva: una ricerca condivisa sia dagli autori di questi spazi sia dai loro visitatori. Considero il suono, la luce, il profumo come fisica materia capace di trasformare tridimensionalmente uno spazio.  La diversa scelta di melodie, di effetti illuminotecnici naturali o artificiali, di fragranze, per il medesimo ambito tridimensionale, può determinare nel ricettore del messaggio, creato dal regista-progettista, risposte tal volta addirittura opposte. Ecco perché considero queste entità come una materia tangibile”!

In quali occasioni e in quali spazi lei ha utilizzato la luce come strumento illuminotecnico e come linguaggio?
“Sempre, in ogni progetto! La luce per me è come il legno, la pietra, il metallo…!
E’ una magica materia con la quale colloquiare che utilizzo, per disegnare, per realizzare luoghi incantati. Con lei, perché la considero un’affascinante donna con una spaziale carica erotica, ho un rapporto viscerale, strepitoso, incredibile!  La domino e al contempo ne sono schiavo d’amore! Ricevo da lei continue emozioni e attraverso la sue possibili espressioni dono alle mie architetture mutevoli vite intrise di effervescente sentimento. Mi sento in perpetua simbiosi con lei!  Ne sono innamorato da sempre. Anche mio padre è innamorato della luce! Lui, pittore, dipingeva “ascoltando” le variazioni della luce naturale per catturarne la verità e fermarne bidimensionalmente una istantanea variazione; io ne sento il “profumo” e attraverso i suoi mutevoli aromi permetto agli spazi di cantare. Credo che tutto sia nato osservando mio padre che osservava la luce! La luce permette alle cose di manifestarsi. La luce mi permette di raccontare storie fantastiche sempre nuove e meravigliose. La luce è per me una nobile ed erudita compagna d’avventura, con la quale condividere gli onori delle vittoriose battaglie per valorizzazione della mia architettura, della vita”!

Come si accosta ai materiali? Con quale criterio?
“Per me la materia tutta è una nobile compagna d’avventura per la generazione di storie architettoniche intrise di verità. La bolla temporale nella quale siamo immersi permette al progettista di utilizzare infiniti materiali naturali ed artificiali in riferimento ad altrettanti infiniti tipi d’uso connessi a particolari bisogni o necessità. Cerco sempre di valorizzare le peculiarità dei materiali che uso non nascondendo i loro tratti distintivi. Le scelte materiche che metto in atto per la costruzione di un hotel, ma non solo, tengono sempre in considerazione parametri di resistenza meccanica oltre che funzionali ed estetici”.

Che importanza attribuisce all’insonorizzazione?
“Moltissima! Il comfort acustico in ogni spazio funzionale dell’hotel rappresenta per me un importantissimo momento di riflessione e conseguente proposizione. Oltre agli accorgimenti tecnologici “invisibili” per la generazione di campi insonorizzati, cerco sempre di utilizzare particolari miscele materiche capaci di non mettere in crisi il delicato equilibrio acustico del complesso sistema hotel”.

Come vede gli impianti fotovoltaici? Sono strumenti di produzione energetica o hanno anche un linguaggio espressivo?
“Gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere considerati come fisiche entità dalla forte carica espressiva. Il vero lavoro progettuale intorno a questo tema deve ancora cominciare! Rappresentano e sempre più rappresenteranno degli imprescindibili strumenti per definizione della nuova architettura”.

Come la necessità di velocità nella costruzione e produzione dell’hotel influenzano la progettazione e l’uso di tecniche costruttive e materiali? Esempi.
“Direi in maniera determinante! Un hotel dovrebbe essere sempre immaginato come una vera e propria macchina da guerra commerciale, dovrebbe essere sempre considerato come un sistema integrato capace di originare guadagno in tempi rapidi. Tutte le mie scelte progettuali sono impostate per favorire una rapida realizzazione dell’insieme proposto. In questo senso, l’intelligente uso della prefabbricazione  diviene cruciale”.

L’educazione ambientale porta sempre più alla ribalta i green hotel: cosa ne pensa? Il concetto di “green” influenza la sua produzione? Secondo lei un albergo potrebbe essere realizzato completamente secondo lo spirito dell’architettura ecosostenibile?
“Solo attraverso una fitta rete di nuovi rapporti tra la dimensione dell’intelletto e la dimensione del possibile costruito potrà iniziare un intelligente percorso verso un futuro realmente sostenibile. Riflettendo con inconscia attenzione è facile evidenziare quanto sia fondamentale il paziente e dovizioso lavoro dell’uomo  per non perdere tutto, per non rinunciare a tutto, per permettere ai nostri figli di poter vedere ancora una volta il cielo. Abbiamo chiesto sempre di più al nostro mondo senza mai pensare a doni possibili! Abbiamo esagerato e continuiamo ad esagerare. Forse per mettere la parola fine a questo balzano  ed irresponsabile modo di approcciare la vita,  basterebbe fermarci a guardare, anche solo per un attimo, la brillante luce espressa dagli occhi colmi di bellezza ed entusiasmo dei nostri bambini e tutto sarebbe subito chiaro! Il rapporto tra eco sostenibilità e hotel, passando attraverso questa filiera di pensieri e di altre riflessioni, dovrà divenire realmente osmotico connettendosi, per contenuto e strategia, a disegni politici e sociali propri di scale sistemiche globali.
La sostenibilità rappresenta un vero e proprio nodo significante in ogni mio progetto”.

Quando lei va in albergo non rinuncerebbe mai a…..?
“Ad alti standard qualitativi, a grandi emozioni!”

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